Cresce la violenza fra i giovani nella Tuscia, secondo un’indagine Istat
VITERBO – Aumenta la violenza tra i più giovani, Tuscia a rischio per l’uso delle armi. È il dato emerso da una ricerca nazionale dell’Istituto di fisiologia clinica del Cnr. Sono passate appena due settimane dall’aggressione che ha visto come protagonista un 17enne malmenato a Viterbo da tre ragazzi in un giardino condominiale poco distante dall’istituto Paolo Savi. È un fatto di cronaca che testimonia come anche la Tuscia debba fare i conti con la violenza in aumento tra i più giovani, spesso giovanissimi. Se fosse servita una conferma, nei giorni scorsi è stato pubblicato un interessante rapporto da parte dell’Istituto di Fisiologia Clinica del Cnr (Consiglio Nazionale delle Ricerche) che ha approfondito proprio questo triste fenomeno.
Lo studio, condotto per conto di Espad Italia, ha acceso i riflettori sul 2024, esaminando nel dettaglio 20mila ragazzi e 250 scuole in tutta Italia. Nei dodici mesi in questione quasi il 41% degli studenti interpellati, tutti di età compresa tra i 15 e i 19 anni, ha ammesso di essere rimasto coinvolto in una rissa. Il 13% del campione, inoltre, ha preso parte a episodi violenti che hanno avuto come vittime – nella maggior parte dei casi – degli sconosciuti. Altri numeri mettono in mostra realtà allarmanti.
Ad esempio, le violenze contro i docenti sono cresciute di 2,2 punti percentuali nel corso di sei anni, più o meno quanto ha fatto registrare l’uso di un’arma per minacciare o pretendere qualcosa (+2%). La mappa dello studio in questione mette in luce come la Puglia, la Calabria e la Lombardia siano le regioni più a rischio. Il Lazio, però, non può dirsi tranquillo visto che ha una percentuale più alta rispetto alla media italiana per quel che riguarda l’uso delle armi (42,1% contro il 40,6%), oltre ad essere la quinta regione in assoluto con più casi di questo tipo.
“Quello che stupisce — ha osservato Sabrina Molinaro, curatrice della ricerca — è proprio la facilità con cui alcuni giovani arrivano a impugnare un’arma, colpire un insegnante o ferire gravemente un coetaneo. L’incremento di questi comportamenti estremi suggerisce che l’assuefazione alla violenza, unita alla fragilità nelle relazioni e all’assenza di riferimenti educativi forti, stia generando una pericolosa normalizzazione. Trasformando l’aggressività in strumento di espressione o, peggio, di appartenenza”.



