Il tesoro della tomba etrusca ritrovata intatta dopo 2600 anni: vasi, dipinti, monili in bronzo perfettamente conservati
BARBARANO ROMANO – Mostrato per la prima il ricchissimo corredo funebre scoperto nella tomba inviolata venuto alla luce nella necropoli di Caiolo: vasi dipinti e oggetti in bronzo.
Vasi di ceramica fine dipinta in stile etrusco-geometrico disposti secondo precisi rituali di deposizione. Uno, in particolare, era collocato nei pressi dell’ingresso e probabilmente era parte integrante del rituale funebre. Poi un bacile e vari ornamenti in bronzo, probabilmente appartenenti al defunto, perfettamente conservati in posizione originaria: sul letto funerario di sinistra all’interno della camera.
È il tesoro della tomba etrusca ritrovata inviolata dopo 2mila 600 anni a Barbarano Romano. Un corredo funebre ricchissimo scoperto nel tumulo ancora sigillato con una lastra. Sabato 12 luglio è stato mostrato per la prima volta dal ritorno alla luce al Museo delle necropoli rupestri del paese, dove il pubblico ha potuto ammirare una selezione dei reperti che resteranno in esposizione anche nei prossimi mesi.
Si tratta solo di una piccola parte del corredo, in quanto molti materiali, tra vasi e oggetti in metallo, sono ancora in fase di restauro. Ma quanto già visibile offre un’anticipazione concreta dell’eccezionale valore archeologico di questa scoperta nella necropoli di Caiolo, situata nell’area archeologica di San Giuliano.
La tomba risale all’epoca orientalizzante recente, ossia alla fine del VII secolo avanti Cristo. Alla rimozione della lastra che sigillava la camera sepolcrale, sono emersi numerosi vasi, alcuni in ceramica fine dipinta in stile etrusco-geometrico, disposti con cura rituale. Sul letto di sinistra, invece, un bacile e ornamenti in bronzo del defunto.
Complessivamente l’area di San Giuliano ospita oltre 500 tombe, la maggior parte delle quali purtroppo violate in tempi antichi o più recenti. Il rinvenimento di una tomba intatta rappresenta quindi un evento di eccezionale portata scientifica e culturale.
“Un contesto integro – commenta Barbara Barbaro, funzionaria archeologa della Soprintendenza – non è centrale solo per la tutela ma perché restituisce uno spaccato completo di vita attraverso il rituale della morte. Quando si rinviene una tomba inviolata, si trasforma in un evento collettivo. È come aprire una porta sul nostro passato, un ponte verso gli antenati. Siamo felici di aver sottratto questo materiale a chi lo vorrebbe illegalmente per pochi. Ora, invece, racconterà una bellissima storia per tutti”.


