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“Non ha commesso il fatto”, assolto dopo un anno di carcere un 23enne di origine tunisina

VITERBO – Arrestato il 20 agosto 2024, ha passato quasi un anno in carcere con l’accusa di aver rapinato e accoltellato un 45enne a Orte. Imputato di rapina, lesioni aggravate e porto abusivo di armi, queste le accuse mosse nei confronti di un 23enne di origine tunisina. Il primo reato gli veniva contestato in concorso con due uomini, rimasti però ignoti, ai danni di un connazionale di 45 anni, ospite di un centro di accoglienza. La sentenza ha dichiarato “non ha commesso il fatto” per il collegio dei giudici del tribunale di Viterbo presieduto da Francesco Oddi, che lo ha subito rimesso in libertà.

La pm durante la requisitoria: “Punti oscuri e criticità insuperabili nella ricostruzione, impossibile una condanna oltre ogni ragionevole dubbio”. Il tribunale rimette subito in libertà il 23enne che aveva già rifiutato il patteggiamento dichiarandosi innocente.

La stessa pm, Aurora Mariotti, ha chiesto l’assoluzione all’esito della requisitoria, parlando di “criticità insuperabili” nella ricostruzione dei fatti “che non permettono una condanna oltre ogni ragionevole dubbio”. Imputato di rapina, lesioni aggravate e porto abusivo di armi un 23enne di origine tunisina. Il primo reato gli veniva contestato in concorso con due uomini, rimasti però ignoti, ai danni di un connazionale di 45 anni, ospite di un centro di accoglienza.

“Gli unici riscontri che abbiamo – ricostruisce la pm Mariotti – vengono solo ed esclusivamente dalla persona offesa. È lui a parlare di tre uomini e a indicare l’imputato e il coltello come arma, che però non è mai stato trovato. L’unica cosa certa e oggettiva sono i 15 giorni di prognosi ma, a differenza della ricostruzione della vittima che parla di 7-8 coltellate e afferma di essere stato colpito almeno tre volte, dal referto medico risulta una sola ferita. Viva ma senza tracce ematiche, come dichiarato dai testimoni. Forse, era addirittura pregressa”.

Decisive per l’assoluzione del 23enne non solo le incongruenze nella ricostruzione della persona offesa, ma anche le testimonianze di chi lo ha collocato in un bar di Orte scalo dove avrebbe trascorso con altri stranieri tutta la giornata di domenica 28 luglio: “Dalle 8 fino alle 18”.

La pm Mariotti elenca una serie di “diversi punti oscuri”, come da lei stessa definiti: “Dagli orari al movente alla mancanza di testimoni diretti e di telecamere nel punto in cui è avvenuto il fatto. La dinamica è confusa e incerta e non c’è prova del coinvolgimento del 23enne”. Quest’ultimo, ieri era in aula scortato da tre agenti della polizia penitenziaria dal carcere Nicandro Izzo. Era a Mammagialla dal 20 agosto. A febbraio ha rifiutato di patteggiare 2 anni e 7 mesi di reclusione. proclamandosi innocente.

Stando all’accusa iniziale, dopo la richiesta di una sigaretta, la parte offesa era stata aggredita a coltellate nei pressi del ponte che si trova sulla strada tra Orte e Petignano e rapinata di 90 euro. Il 45enne, che non si è costituito parte civile, era poi finito al pronto soccorso dell’ospedale di Viterbo.