Viterbo Capitale europea della Cultura 2033, quattordici proposte presentate in Comune. Da città medievale proiettata nel XXI secolo
VITERBO – Sono quattordici le proposte giunte dalla città a palazzo dei Priori per la candidatura di Viterbo a capitale europea della cultura 2033. Si tratta di progetti che la città ha individuato e suggerito da mettere in campo nel futuro, immaginando Viterbo crocevia culturale per l’intero continente.
A seguire tutto il processo è stato il vicesindaco Alfonso Antoniozzi, che nel rimpasto di ottobre 2024 ha ricevuto la delega dedicata proprio alla candidatura. “Le quattordici proposte arrivate – spiega – in risposta alla “open call” per Viterbo capitale europea della cultura sono il segno tangibile di una città ha trovato la forza di interrogarsi e di rispondere. Ogni candidatura a capitale europea della cultura vive di grandi visioni, ma rischia di restare vuota se non è alimentata da un tessuto autentico”.
Le quattordici proposte ricevute hanno il pregio: non sono slogan, non sono pacchetti precotti, ma gesti di pensiero che vengono da mondi diversi e che, messi insieme, disegnano un mosaico: c’è l’arte che si misura con la memoria storica, c’è il teatro che prova a farsi voce delle nuove generazioni, c’è la ricerca di nuove forme di inclusione, c’è la voglia di aprire spazi inattesi all’arte, alla musica, alla scrittura, all’immaginazione urbana. Non sono progetti definitivi, ma cantieri aperti e proprio per questo hanno valore, perché portano con sé il coraggio dell’incompiuto, la disponibilità a contaminarsi, la consapevolezza di quanto la cultura possa e debba essere sempre un processo in continuo divenire, ha concluso il vice sindaco.
Si tratterebbe di quattordici prospettive differenti mosse spontaneamente verso un unico orizzonte, quattordici semi gettati in un terreno che potrebbe restituire molto più di ciò che si immagina oggi. È come se Viterbo fosse già riuscita a generare una gravità culturale capace di attrarre energie e creatività, e questo è un indizio potente che dimostra quanto l’idea di capitale europea della cultura non sia un guscio imposto dall’alto ma una possibilità che il territorio stesso ha cominciato a riconoscere come propria.
Nel loro insieme si intravede Viterbo che da città medievale si proietta nel XXI secolo, non rinnegando il suo passato ma trasformandolo in una materia viva, da ripensare e da condividere. In un’epoca in cui le comunità spesso si percepiscono come frammentate e silenziose, queste risposte sono un atto di fiducia perché significano che Viterbo non vuole essere spettatrice della propria candidatura ma soggetto attivo, pronto a trasformare la cultura in una leva di futuro. È questo, forse, già il primo vero successo della strada che abbiamo voluto intraprendere.



