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Viterbo si tuffa nel suo passato Medievale con la Contesa, la conquista dello status di “Libera Città” con il diritto di coniare il “Viterbino”

VITERBO – Nella splendida cornice di piazza San Lorenzo, la storica manifestazione storica affascina il folto pubblico presente, composto da viterbesi e non. L’edizione 2025, pur rimanendo fedele alla sua tradizione, ha continuato a mettere in luce la figura del pellegrino in viaggio sulla via Francigena. In particolare, è stata evidenziata l’accoglienza che i pellegrini trovavano presso la Magione dei Templari, in attesa di proseguire il loro cammino verso Roma. Non è mancato anche un tocco di umorismo, con la rappresentazione di pellegrini un po’ meno onesti, che tentavano di vendere presunte reliquie miracolose ai viterbesi.

L’evento è stato organizzato dal Comitato centro storico, l’evento ha offerto ancora una volta uno spettacolo ricco di colori, suoni e tradizioni, riportando in vita l’atmosfera del XIII secolo. Una tradizione oramai ben radicata nel territorio. Le strade e la piazza sono state invase da figurazioni storiche, musiche e balletti, culminati nelle spettacolari evoluzioni con le bandiere. “La Contesa” è un omaggio al fascino di un’epoca che ha lasciato un segno indelebile in questi luoghi.

La rappresentazione riporta il capoluogo della Tuscia nel Medioevo.Lo spettacolo ha ripercorso la vita di una Viterbo medievale, prospera e laboriosa, che conobbe il suo massimo splendore sotto l’Imperatore Federico II. Fu in quel periodo che la città ottenne lo status di “Libera Città” e il diritto di coniare una propria moneta, il “Viterbino”, dalla Zecca Viterbensis.

La Contesa rievoca l’insieme dei fatti che videro la Città di Viterbo protagonista nelle vicende politiche in cui l’Imperatore Federico II la coinvolse nel suo disegno politico e militare per assicurarsi l’egemonia del territorio italiano.

Si ricorda lo spirito di indipendenza della Città di Viterbo in cui tra storia e leggenda con episodi gloriosi con i soldati della milizia, i cittadini, artigiani e i contadini, usi soltanto a piegare le loro schiene nel duro lavoro di ogni giorno, i bambini e anche i ragazzi, che invece di cimentarsi nei soliti loro giochi, dovettero far fronte e forse anche ad essere protagonisti di azioni violente.

Il corpo che oggi veneriamo come l’insigne reliquia di Santa Rosa, porta ben evidente la traccia di quello che dagli agiografi era interpretata solo come una leggenda: La freccia strappata. E’ invece diventata viva realtà che quella bambina dall’apparente età di 10 anni, mentre trasportava sugli spalti delle mura la cesta piena di sassi raccolti, fu colpita ad braccio da una freccia.

Lei, la leggendaria figura femminile che diventerà Santa Rosa, non gridò, non fece nessun atto di lasciarsi andare. Si strappò con i denti la freccia e proseguì nel trasportare la cesta verso coloro che l’attendevano.

È forse il primo vero miracolo della Vita di Rosa di cui oggi ne abbiamo avuto le prove. Se non vogliamo classificarlo come un miracolo, senz’altro però ci ricorda la grandezza di quella bambina di allora, come è ricordata negli scritti di Cesare Pinzi, nella sua Storia della Città di Viterbo.

Tutto ciò serve a ricordare l’eroica resistenza che i viterbesi opposero alle armate dell’Imperatore tedesco anche se l’ebbero vinta per poco tempo, cambiando poi nuovamente le sorti del potere.

Ancora una volta, “La Contesa” ha dimostrato di essere un appuntamento fondamentale per la città, che continua a trasmettere ai suoi abitanti e ai visitatori l’atmosfera e la storia di un passato glorioso.