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Viterbo, la situazione disastrosa al Mammagialla nel rapporto del Garante regionale dei detenuti e della Cisl

VITERBO – Arrivano i dati forniti dal garante dei detenuti, Stefano Anastasia, e il monitoraggio della Cisl da cui continuano ad emergere problematiche croniche nel penitenziario del Mammagialla, tra sovraffollamento e mancanza di agenti

L’istituto penitenziario del capoluogo della Tuscia viaggia costantemente oltre i propri limiti fisici e organici. Le sue criticità dall’incrocio dall’ispezione della Cisl e i dati del monitoraggio territoriale, deve fare i conti con un doppio squilibrio. Da un lato mancano le braccia per garantire la sicurezza, dall’altro le celle ospitano una popolazione ben superiore a quella consentita. Questo scenario rende la gestione dei reparti un’operazione ad alto rischio per il personale rimasto in servizio.

Il sovraffollamento è la piaga principale che affligge la struttura viterbese. I numeri aggiornati dal garante regionale delle persone sottoposte a misure restrittive, scattano una fotografia impietosa. A fronte di una capienza regolamentare di 440 posti, quelli effettivamente disponibili sono appena 405. Al momento della visita i detenuti presenti erano 688, con un tasso di affollamento che tocca il 170%. In pratica ci sono quasi 300 persone in più rispetto alla disponibilità reale. ​Le condizioni strutturali aggravano il peso dei numeri. “C’è una condizione di sofferenza dovuta al fatto che le stanze, pensate per alloggiare una sola persona, ne ospitano sistematicamente due”, spiega il rapporto del Garante. La criticità diventa anche logistica e influisce sulla salute dei reclusi: basti pensare ai letti a castello, fissati al pavimento.

Anche gli spazi destinati alla socialità presentano problemi strutturali. Si tratta di aree molto grandi ma non riscaldate a sufficienza e sostanzialmente spoglie, prive di tavoli e sedie necessari.

​Il personale di polizia penitenziaria a Viterbo è ridotto ai minimi termini. Secondo le rilevazioni della Cisl mancano all’appello 64 unità. Questo vuoto organico costringe i lavoratori a turni massacranti per coprire tutti i posti di servizio nei vari reparti. La carenza di personale non incide solo sulla fatica fisica degli operatori ma compromette la sicurezza stessa dei luoghi di lavoro, rendendo difficile attuare una nuova organizzazione per migliorare la vita interna all’istituto.

Il monitoraggio ha acceso i riflettori anche sull’area sanitaria. La mancanza di medici e specialisti pronti a intervenire in qualsiasi momento aggrava il carico di lavoro degli agenti, che si ritrovano a dover gestire emergenze sanitarie o psichiatriche senza un supporto medico immediato. Il diritto alla salute e il benessere lavorativo passano per un potenziamento dei servizi medici interni, attualmente sottodimensionati rispetto alle reali necessità.

I sindacati e gli organismi di garanzia chiedono che la struttura esca dall’invisibilità. Non è più possibile ignorare che le tensioni interne hanno ripercussioni sulla sicurezza di tutta la provincia. La richiesta è chiara. Serve l’invio immediato di un numero adeguato di agenti e un piano di smistamento per alleggerire la pressione delle presenze, così da ristabilire standard di dignità per chi lavora e per chi sconta la pena.