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Dalle prime ore del mattino fino a sera, torna fra le vie del centro storico la tradizionale fiera dell’Annunziata

VITERBO – Fin dalle prime luci del giorno i vicoli del capoluogo della Tuscia si animano per la tradizionale Fiera del 25 marzo. Sarà l’aria della primavera che fa spazio fra le strade del centro storico per l’appuntamento della tradizionale e antica fiera dell’Annunziata. Fra le mura medievali di Viterbo, da Porta Romana fino a Porta Fiorentina, il capoluogo della Tuscia si è svegliato con un colorato e ininterrotto di voci, merci e profumi.

La Fiera ha origini antiche e una data di nascita ufficiale ben precisa. Venne deliberata il 25 luglio 1634 per tenersi l’anno successivo, nel 1635, sfruttando anche l’onda lunga di un Giubileo straordinario indetto da Papa Urbano VIII. Tutto nacque negli ampi spazi verdi che un tempo si estendevano fuori dalle mura cittadine, tra le chiese di Santa Maria delle Fortezze e Santa Maria in Gradi.

Sarebbe tuttavia un errore derubricare l’Annunziata a pura operazione nostalgia. Se guardiamo oltre il folclore, emerge una realtà economica vitale. È innegabile che negli ultimi anni il numero dei banchi si sia ridotto, complice la crisi del commercio ambulante e i mutati stili di consumo. Eppure, oggi Viterbo torna a essere a tutti gli effetti la “Capitale della Tuscia”. La fiera esercita una forza inossidabile che attrae visitatori da tutta la provincia, dai paesi del lago di Bolsena fino ai Cimini e alla bassa Teverina. Questo fiume umano non si limita ad acquistare tra le bancarelle, ma riempie i bar, affolla i ristoranti e fa respirare l’intero tessuto commerciale del centro storico.

Preservare la Fiera dell’Annunziata significa proteggere un pezzo insostituibile dell’identità cittadina, permettendole di dialogare con il presente. Perché quando stasera il sole tramonterà sulle mura, gli ambulanti inizieranno a smontare i banchi e le spazzatrici restituiranno le strade al silenzio della notte, Viterbo si riscoprirà un po’ più stanca, ma inequivocabilmente viva. Pronta, ancora una volta, ad abbracciare la primavera.