Lago di Bolsena, l’allarme ora arriva dalla cozza quagga
BOLSENA – Un nuovo allarme per il lago di Bolsena invaso dalla cozza quagga. La specie invasiva, già devastante nel nord Italia, minaccia ora il più importante bacino d’acqua dellaTuscia: il 2026 può essere l’anno decisivo. Un nemico (quasi) invisibile che mette a repentaglio la salute del bacino e della fauna ittica presente.
Questo mollusco è temibile rispetto alle specie che già conosciamo per via della sua biologia aggressiva. La quagga è un bivalve di pochi centimetri dotato di una capacità di filtrazione mostruosa, visto che un singolo individuo può purificare fino a un litro d’acqua al giorno. Filtrando massicciamente, sottrae tutto il fitoplancton e i nutrienti sospesi alla fauna ittica locale. Inoltre, a differenza della comune cozza zebra, la quagga non ha bisogno di superfici rocciose, perché può colonizzare i fondali sabbiosi tipici di Bolsena arrivando a profondità che superano i 100 metri, dove nessuna operazione di bonifica è fisicamente possibile.
Non sembra esserci tregua per il lago di Bolsena, quindi, nemmeno dopo la notizia positiva, almeno per quanto riguarda il punto di vista naturale, sull’aumento dell’acqua. L’allarme lanciato dall’Osservatorio ambientale del lago di Bolsena, nel dossier “Una nuova sfida per il lago” pubblicato nel 2024, trova oggi, nel 2026, la sua drammatica conferma. Quei dati tecnici avevano previsto con precisione la vulnerabilità del bacino viterbese rispetto all’invasione della cozza quagga, un mollusco alieno che sta risalendo la penisola. Se la maledizione dei 300 anni ha già ipotecato il futuro del lago a causa dell’accumulo di fosforo agricolo, i monitoraggi di questo inizio d’anno dimostrano che il rischio di un collasso biologico non è mai stato così alto.
Il vettore principale di questa invasione è l’uomo. La cozza quagga è stata segnalata nel lago di Garda nel 2023, dove ha già colonizzato i fondali devastando le condotte idriche. Con la ripresa della stagione della pesca sportiva e del turismo nautico, in questa primavera 2026, il rischio che una barca proveniente dal nord Italia introduca il parassita a Bolsena è altissimo. Le larve microscopiche possono sopravvivere per giorni all’interno dei motori nelle acque di sentina o semplicemente attaccate alle chiglie non correttamente asciugate. Senza controlli agli accessi di Marta, Capodimonte e Bolsena, il salto del mollusco verso la Tuscia è considerato dagli esperti solo una questione di tempo.
Il legame tra l’eccesso di fosforo e la minaccia della quagga è tecnico e drammatico. I dati recenti confermano che, per il terzo anno consecutivo, il rimescolamento completo delle acque non è avvenuto, fermandosi a quota 90 metri. Questo crea un fondo morto ricco di nutrienti che la quagga è in grado di sequestrare accumulandoli nella propria biomassa. L’arrivo della cozza aliena creerebbe un’illusione ottica pericolosissima, perché l’acqua apparirebbe ancora più limpida ma sarebbe la trasparenza di un deserto biologico. Il fosforo non verrebbe eliminato ma trasformato in rifiuti organici del mollusco che alimenterebbero alghe tossiche sui fondali, accelerando il collasso dell’ecosistema.
L’impatto di questa specie sull’ecosistema è devastante perché altera la catena alimentare alla base, portando alla scomparsa delle specie autoctone. Filtrando l’acqua in modo così aggressivo, la quagga elimina il fitoplancton che è il nutrimento essenziale per le larve dei pesci locali, come il coregone e il persico reale, condannandoli di fatto alla fame. Inoltre, questo mollusco invade fisicamente lo spazio vitale dei bivalvi autoctoni del lago, attaccandosi direttamente sui loro gusci fino a impedirne l’apertura e causandone la morte per soffocamento. Non si tratta quindi di una semplice convivenza, ma di una sostituzione biologica che trasforma un ambiente ricco di varietà in una monocultura di molluschi alieni.
Le conseguenze dell’invasione colpiscono duramente anche le infrastrutture pubbliche e le imbarcazioni dei privati. La quagga ha la capacità di colonizzare l’interno dei sistemi di raffreddamento dei motori marini, causando ostruzioni che portano al surriscaldamento dei mezzi. I pescatori e i diportisti si troverebbero a dover affrontare spese continue per la pulizia delle chiglie e la sostituzione dei filtri. Anche i sistemi di captazione idrica e i depuratori finirebbero sotto attacco, poiché queste cozze si incrostano all’interno delle tubature riducendone il diametro, fino a bloccare totalmente il passaggio dell’acqua, costringendo i comuni a interventi di manutenzione straordinaria estremamente costosi.
Molti si chiedono se la diffusione di questo mollusco possa rappresentare una risorsa gastronomica, ma la risposta degli esperti è negativa. La cozza quagga agisce come una spugna biologica che assorbe e concentra nei propri tessuti i metalli pesanti e gli inquinanti presenti nei fondali. Inserire questo organismo nella dieta umana o utilizzarlo come mangime comporterebbe rischi sanitari elevati, senza contare che la sua proliferazione incontrollata finirebbe per avvelenare indirettamente anche le altre specie ittiche commestibili del lago a causa dell’accumulo di tossine.
Il successo di questo alieno risiede nella sua velocità di moltiplicazione. Una femmina adulta può rilasciare nell’acqua fino a un milione di uova all’anno. Una volta fecondate, si trasformano in larve chiamate veliger, invisibili a occhio nudo, che fluttuano nelle correnti prima di fissarsi definitivamente al fondo. Questa fecondità estrema significa che, nel momento in cui viene individuato visivamente il primo esemplare, l’infestazione è già in una fase avanzata. Nel giro di pochi mesi la Quagga può formare tappeti densissimi, con decine di migliaia di individui per metro quadrato, soffocando ogni forma di vita sul fondale.
Nonostante la gravità della situazione, la prevenzione resta l’unica arma efficace, ma richiede interventi che nel 2026 non possono più essere rimandati. Il dossier suggerisce l’adozione del modello svizzero che prevede l’installazione, presso gli scivoli di alaggio, di stazioni di lavaggio professionale con idrogetti ad alta pressione e temperature superiori ai 45 gradi. Solo il calore estremo può uccidere le larve. Senza un certificato di avvenuta sanificazione nessuna imbarcazione dovrebbe poter toccare le acque del bacino, specialmente se proveniente da altri laghi.
Se per smaltire i veleni agricoli e i carichi di fosforo serviranno dieci generazioni, permettere l’ingresso della cozza quagga significherebbe consegnare ai posteri un bacino morto. La lotta contro le specie invasive è una necessità per salvare la pesca professionale, il turismo e l’identità stessa della Tuscia.



