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Allarme per lo stato di salute del lago di Vico troppo fosforo nell’acqua. Rapporto di Arpa-Lazio

VICO – Allarme per lo stato di salute del lago di Vico, le analisi tecniche dell’Arpa Lazio mostrano come l’ecosistema sia in forte difficoltà che non accenna a diminuire. Nonostante i vincoli ambientali, i documenti ufficiali classificano il bacino con un giudizio di “stato ecologico cattivo”, confermando che il lago sta subendo una pressione eccessiva che ne altera l’equilibrio naturale.

​C’è preoccupazione per chi vive a ridosso del bacino, gli ultimi campionamenti sulla rete idrica alimentata dal lago indicano che l’arsenico è a 3 microgrammi per litro, un valore molto basso rispetto al limite di legge di 10. Anche i fluoruri restano sotto controllo a 1,1 microgrammi per litro. Questi numeri certificano che, nonostante le criticità del lago, i sistemi di potabilizzazione riescono a garantire acqua sicura nelle case di Ronciglione e Caprarola.

È il fosforo il principale nemico del lago. Secondo i dati dell’Arpa, la sua concentrazione resta costantemente sopra la soglia di guardia. I rilievi indicano valori superiori a 30 microgrammi per litro, mentre per avere un lago sano bisognerebbe restare sotto i 25 microgrammi per litro. Il report evidenzia una “eutrofizzazione cronica dovuta all’eccessivo carico di nutrienti”. Questo accumulo di sostanze funziona come un carburante per le alghe, che crescono in modo smisurato togliendo luce e salute a tutto il resto.

La distesa di noccioleti che circonda quasi interamente il bacino ha un impatto diretto sulla qualità dell’acqua. Per far crescere le piante vengono usati fertilizzanti e prodotti chimici che, quando piove, vengono trascinati dal terreno fin dentro al lago. Le relazioni tecniche puntano il dito contro il “massiccio apporto di fertilizzanti provenienti dalle colture intensive circumlacuali”. Questo “lavaggio” continuo della terra porta in acqua un carico enorme di sostanze che il lago non riesce a smaltire, alimentando l’inquinamento e impedendo all’ecosistema di tornare pulito.

​Il dato più preoccupante che emerge dai rilievi riguarda la mancanza di aria nelle acque profonde. Le sonde rivelano che già dopo i 15 metri di profondità l’ossigeno scompare quasi del tutto. Gli esperti parlano di una “presenza strutturale di anossia nei livelli profondi”. Il fondale si trasforma così in una zona morta dove pesci e piante non possono sopravvivere. In questa situazione, i fanghi sul fondo rilasciano altre sostanze nocive, creando un circolo vizioso che rovina la qualità complessiva del bacino.

​Altro dato più preoccupante che emerge dai rilievi riguarda la mancanza di aria nelle acque profonde. Le sonde rivelano che già dopo i 15 metri di profondità l’ossigeno scompare quasi del tutto. Gli esperti parlano di una “presenza strutturale di anossia nei livelli profondi”. Il fondale si trasforma così in una zona morta dove pesci e piante non possono sopravvivere. In questa situazione, i fanghi sul fondo rilasciano altre sostanze nocive, creando un circolo vizioso che rovina la qualità complessiva del bacino. Senza una riduzione drastica dei prodotti chimici usati nei noccioleti intorno alle sponde, l’obiettivo di riavere un lago in buona salute resterà soltanto un desiderio sulla carta.