“Cuore di Viterbo” il cioccolatino che attira le critiche dei rappresentanti dei pasticcieri
VITERBO – Doveva essere il primo cioccolatino, “Cuore di Viterbo”, dedicato alla città dei papi, un simbolo condiviso, ma in realtà sta facendo discutere. Presentato sabato 21 febbraio in occasione dell’inaugurazione dell’evento “Un bacio a Viterbo”, promosso dall’ufficio Spazio Viterbo con l’obiettivo di rilanciare il centro storico, il dolce non ha convinto tutti.
Il cioccolatino (realizzato con ingredienti del territorio come nocciola locale, cioccolato fondente, cannella e lampone candito) sarebbe nato con l’intento di raccontare Viterbo attraverso i sapori. Un prodotto pensato come nuovo simbolo gastronomico per attrarre turisti e valorizzare le eccellenze locali, ma proprio su modalità e coinvolgimento si concentra la critica di una parte del mondo artigiano.
Attilio Lupidi, segretario della Cna, Ermanno Fiorentini, presidente dell’Associazione provinciale panificatori e pasticceri, e Moreno Pierini, presidente dell’Unione Cna agroalimentare. “Un’occasione persa – affermano -, perché se si crea qualcosa per la città e che porta anche il suo nome, non può riguardare solo due o tre imprese. ‘Un bacio a Viterbo’ avrebbe potuto funzionare molto meglio con un coinvolgimento e una partecipazione più ampia”.
I rappresentanti di categoria precisano di non voler polemizzare con chi ha materialmente realizzato il prodotto. Sul packaging campeggiano solo i nomi delle pasticcerie del capoluogo della Tuscia. “Il problema – chiariscono – non è chi ha realizzato il cioccolatino, perché chi ha aderito all’iniziativa ha fatto il suo lavoro mettendoci passione. Ma ‘Un bacio a Viterbo’ è stato presentato come un nuovo prodotto tipico che deve raccontare la città, e Viterbo è tutti i viterbesi”.
Nel mirino, dunque, c’è soprattutto la mancata condivisione del progetto con l’intero comparto dolciario locale. Secondo la Cna e l’associazione dei pasticceri, la nascita di un nuovo prodotto identitario avrebbe dovuto avere un percorso partecipato, capace di coinvolgere le pasticcerie di tutta la città. Dentro e fuori le mura.
Ma il riferimento è anche ai prodotti viterbesi già riconosciuti: “Di prodotti tipici ce ne sono già. Basti pensare al disciplinare della Camera di commercio e al marchio collettivo Tuscia viterbese che include, tra gli altri, il Pane del vescovo e il Pane di santa Rosa, ben identificabile peraltro con la festa per eccellenza di Viterbo. Questi prodotti sono patrimonio di tutti, non di una sola parte della città. E da tutti possono essere proposti”.
Da qui l’amarezza. “Nel momento in cui si decide di crearne uno nuovo – concludono Lupidi, Fiorentini e Pierini – sarebbe stato più opportuno condividerne la nascita con le pasticcerie di tutta la città. Che poi, tutte insieme, da una parte avrebbero portato molta più gente in un evento in centro, dall’altra avrebbero consentito al turista di trovarlo non solo dentro le mura. Un’opportunità che, vista la genesi, ora risulta difficile da cogliere”.
“Cuore di Viterbo” un cioccolatino risultato troppo amaro per le pasticcerie escluse dal progetto.



