Villa Lante, il capolavoro del ‘500, torna al suo splendore, tra giochi d’acqua, giardini e fontane
BAGNAIA – Dopo un lavoro di restauro che ha interessato l’intero complesso, compresi i giardini, il capolavoro cinquecentesco di Bagnaia, pronto a riaprire in tutto il suo splendore.
L’intervento, finanziato con 7 milioni di euro provenienti dal Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr), è stato al centro di un convegno che ha illustrato i complessi lavori di recupero strutturale, impiantistico e botanico della villa cinquecentesca. Coordinato da un team multidisciplinare, il cantiere ha permesso di approfondire la conoscenza storica del sito e di sperimentare soluzioni innovative, per garantirne la conservazione e la gestione futura. I lavori sul campo termineranno definitivamente entro il mese di giugno.
Il progetto ha affrontato la complessità di villa Lante trattandola come un paesaggio costruito, dove elementi architettonici e natura convivono in un equilibrio dinamico. Sotto la direzione degli esperti, l’intervento si è basato su criteri di minimo impatto e massima compatibilità dei materiali, evitando alterazioni irreversibili e correggendo alcune modifiche inadeguate realizzate nel secolo scorso. Per mappare ogni singolo elemento delle tre terrazze e del parco è stata impiegata una tecnologia avanzata di rilievo, che include strumenti laser e fotogrammetria aerea. I dati raccolti sono confluiti in una banca dati digitale e in un’applicazione dedicata, la Geoapp villa Lante, concepita per monitorare lo stato di salute del complesso in tempo reale e supportare le attività di manutenzione dei gestori.
Una parte centrale del restauro ha riguardato l’antica macchina idraulica, restituendo alle fontane e ai ruscelli artificiali il funzionamento originale per caduta. Per superare la scarsa portata della sorgente storica di Votamare e assicurare la sostenibilità ambientale, gli ingegneri hanno integrato una stazione di ricircolo e filtrazione delle acque reflue, gestita attraverso un sistema in cloud. Parallelamente, sul fronte botanico, è stato eseguito il censimento di 1350 alberi, con interventi di potatura, cura e consolidamento tramite cavi, in particolare nella lecceta. Uno studio genetico specifico ha inoltre permesso di analizzare i 23 platani monumentali messi a dimora nel 1576, confermando che si tratta del germoplasma originale dell’epoca, preservato ora anche attraverso protocolli di micropropagazione in laboratorio per future sostituzioni.
L’assessore alla Qualità degli spazi urbani del Comune di Viterbo, Emanuele Aronne, sottolinea l’importanza di guardare al futuro della gestione del sito:”Oggi la vera sfida, per noi amministratori, è garantire la valorizzazione e l’autosufficienza economica di questi luoghi, affinché continuino a funzionare come filtri culturali. È compito della pubblica amministrazione studiare le modalità migliori per renderli sempre più vissuti e conosciuti, rispettando la loro intrinseca fragilità. Non è un caso che la città di Viterbo ritenga di potersi candidare a Capitale europea della cultura, perché tutto questo territorio possiede una ricchezza straordinaria. Grazie al Pnrr abbiamo avuto l’opportunità di recuperare un divario storico. Adesso spetta a tutti noi, attraverso una stretta collaborazione tra le istituzioni, costruire un percorso solido per il futuro, perché un restauro non è una semplice ristrutturazione ed è un’operazione che comporta costi continui. Dobbiamo garantire che chiunque visiti questi luoghi ne esca profondamente cambiato e arricchito”.



