* PRIMO PIANOAttualità

Il 34% delle case in centro a Viterbo è vuoto o viene utilizzato come b&b

VITERBO – Uno studio dell’Ateneo romano de “La Sapienza” per il Piano di recupero del centro storico, ha evidenziato un problema molto più serio: quello relativo alla residenzialità negli ultimi 6 anni mostra come ci sia un alto rischio di “deserto turistico” nel capoluogo della Tuscia.

Presentando a palazzo dei Priori delle linee guida del nuovo Piano attuativo del centro storico di Viterbo, la scommessa urbanistica curata dall’Ateneo in collaborazione con l’Università della Tuscia, per colmare un vuoto normativo che durava dal 1979, i riflettori si sono spostati ora sulla parte più calda e ravvicinata della “diagnosi urbana”.

I dati socio-economici ed estimativi raccolti lanciano il campanello d’allarme della “turistificazione”. Il cuore antico di Viterbo sta subendo una metamorfosi silenziosa, ma profonda, dove il desiderio di attrarre visitatori rischia di trasformarsi nel boomerang della morte residenziale, come successo a tante città d’arte: Venezia e Firenze su tutte.

I numeri raccolti dai ricercatori universitari negli ultimi sei anni fotografano un vero e proprio crollo immobiliare, che si allarga progressivamente e rischia di strangolare la residenzialità stabile. Si è recepito – spiegano – un diminuimento del valore degli immobili per le vendite, mentre per i canoni di locazioni è avvenuto l’opposto: sono aumentati. Questa percentuale del 34% è pesantissima riferita al patrimonio edilizio scivolato nelle mani di utenti temporanei, un dato che certifica che un terzo della città stia perdendo la sua funzione primaria di focolare domestico. Un fenomeno non colpisce Viterbo.

La scommessa dell’Ateneo romano e dell’amministrazione è quella di governare i flussi per fare in modo che la pietra antica continui a produrre società, rimanendo una promessa di cura e, soprattutto, una casa viva per i viterbesi.