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Prosegue la mobilitazione nella Tuscia contro il deposito nazionale di scorie nucleari. La Provincia ricorre al Tar

VITERBO – Non si placano i malumori e le mobilitazioni contro la realizzazione del deposito nazionale di scorie nucleari nella Tuscia. A scendere in campo è la Provincia di Viterbo che ha presentato ricorso contro la Sogin sulla individuazione dei siti di stoccaggio dei rifiuti radioattivi. È, infatti, attesa a giorni la sentenza del Tar sul ricorso presentato dalla Provincia.

Palazzo Gentili aveva infatti presentato un’istanza di accesso agli atti per comprendere in modo dettagliato il processo decisionale che ha portato a individuare nella Tuscia ben 21 aree potenzialmente idonee alla costruzione del deposito.

La Provincia chiede di poter visionare i documenti tecnici che spiegano come si sia passati dalla Carta nazionale delle aree potenzialmente idonee (Cnapi) alla successiva Carta nazionale delle aree idonee (Cnai), elaborata da Sogin. L’obiettivo, sottolineano dagli uffici provinciali, è “capire quali criteri abbiano escluso o incluso determinate aree e con quale metodologia tecnica”.

Nel frattempo, la Provincia non è rimasta ferma. Su impulso del presidente Alessandro Romoli, è stato istituito un gruppo di tecnici incaricati di elaborare osservazioni e studi approfonditi sulle tre zone della Tuscia ritenute idonee alla realizzazione del deposito.

“La sentenza del Tar dovrebbe arrivare a giorni – spiega Romoli –. Nel frattempo continua il lavoro dei tecnici, suddivisi per area, che stanno redigendo relazioni dettagliate. Gli studi saranno portati in consiglio provinciale per la discussione e la votazione, in modo da formulare un documento ufficiale di osservazioni.