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Crescono le auto a Viterbo e provincia, ma nel capoluogo diminuiscono le officine chiuse 33 in dieci anni (-6,6%)

VITERBO – cresce il numero delle auto a Viterbo e diminuisce quello delle officine a Viterbo. L’analisi della Cgia di Mestre fotografa il paradosso della provincia, dove nell’ultimo decennio le attività artigiane sono calate del 6,6% nonostante il parco macchine sia tra i più densi d’Italia

Trovare un meccanico disponibile nella Tuscia sta diventando un’impresa sempre più complicata. Nonostante le strade della provincia siano sature di veicoli, il numero di professionisti del settore continua a diminuire drasticamente, lasciando gli automobilisti viterbesi con meno punti di assistenza proprio mentre il parco auto locale invecchia e avrebbe bisogno di maggiore manutenzione.

Secondo lo studio della Cgia di Mestre, tra il 2014 e il 2024 il territorio viterbese ha registrato una riduzione costante delle attività di autoriparazione. Dieci anni fa le officine artigiane attive erano 501, mentre oggi se ne contano 468. La scomparsa di 33 imprese rappresenta una flessione del 6,6%, un dato che evidenzia una difficoltà strutturale del settore nel trovare continuità e nuove aperture.

Il dato sulle chiusure appare paradossale se confrontato con il numero di veicoli in circolazione nella Tuscia. A Viterbo il tasso di motorizzazione è tra i più alti d’Italia, con ben 776 auto ogni mille abitanti. Questo significa che nella provincia circolano oltre 245mila autovetture, una densità che supera ampiamente sia la media nazionale (701) che quella della Capitale (683). In sostanza, ci sono sempre più macchine che necessitano di riparazioni, ma sempre meno serrande alzate per accoglierle.

​La situazione viterbese, seppur critica per la perdita di servizi, mostra una tenuta maggiore rispetto a Roma, dove il calo delle officine è stato del 13,2% con la perdita di 663 attività. Nelle altre province della regione la tendenza è simile: Latina registra una diminuzione del 10,7%, seguita da Frosinone con il 9,4% e Rieti, che ha visto sparire circa l’8% delle sue attività artigiane legate alla riparazione.

Il trend della Tuscia si inserisce in un contesto italiano dove la crisi delle officine indipendenti è diffusa. In dieci anni l’Italia ha perso circa 8mila 400 attività di autoriparazione, con un calo complessivo del 10%. Nonostante il parco auto nazionale sia tra i più vecchi d’Europa, con quasi una vettura su quattro che supera i venti anni d’età, il numero di chiusure non accenna a fermarsi, rendendo l’assistenza un servizio sempre più raro e costoso.

​La diminuzione dei professionisti è legata a diversi fattori, tra cui spicca la difficoltà del ricambio generazionale. Molti titolari di officine storiche raggiungono l’età della pensione senza trovare giovani pronti a rilevare l’attività. A questo si aggiungono i costi crescenti per le attrezzature tecnologiche e i software necessari per intervenire sui modelli di ultima generazione, investimenti che spingono le realtà più piccole verso la chiusura definitiva.