Le nuove tecnologie riporteranno al suo splendore la residenza di Federico II
VITERBO – Presentati i primi risultati del progetto “Oltre la Pietra”, l’iniziativa che punta a riportare alla luce l’imponente residenza dell’imperatore svelando le tracce dell’edificio dimenticato. Con il progetto “Oltre la Pietra”, l’iniziativa che punta a riportare alla luce l’imponente residenza dell’imperatore svelando le tracce dell’edificio dimenticato.
Viterbo riscopre uno dei suoi monumenti più prestigiosi e meno conosciuti, attraverso l’uso di tecnologie digitali e analisi archeologiche d’avanguardia. Il progetto Oltre la Pietra ha permesso di individuare la collocazione e la struttura del palazzo di Federico II, l’aula imperiale che un tempo dominava il lato occidentale della cinta muraria cittadina. L’iniziativa, finanziata dal Comune di Viterbo, si articola su un piano triennale con un investimento di 20mila euro annui e vede la collaborazione tra Archeoares, l’Università della Tuscia e il centro DigiLab della Sapienza di Roma. L’iniziativa punta a riportare alla luce l’imponente residenza dell’imperatore svelando le tracce dell’edificio dimenticato.
La storia del complesso affonda le radici nel XII secolo, ma è con Federico II che l’area assume una rilevanza architettonica monumentale, attraverso un’operazione immobiliare massiccia. Giuseppe Romagnoli ha ricostruito così la genesi dell’opera: “La decisione da parte di Federico II di costruire il palazzo avviene in un anno ben preciso, nel 1240. E non sappiamo, appunto, se nel luogo si trovasse già un palazzo imperiale o degli edifici esistenti. Certamente sappiamo che tra il febbraio e il marzo del 1243 Federico II acquistò con ben 41 atti notarili distinti una serie di case e di casalini che si trovavano nell’area in cui stava evidentemente già costruendo il palazzo. Quindi possiamo ipotizzare che tra il 1240 e il 1243 la costruzione di questo palazzo fosse già iniziata. Probabilmente subisce un arresto quasi subito perché pochi mesi dopo, nell’autunno del 1243, il partito imperiale di Viterbo viene sconfitto e gli imperiali vengono scacciati dalla città. Questa costruzione probabilmente va avanti ancora un po’, ma rimane incompleta”.
Egidio Saveri, tesista Unitus, ha illustrato il complesso lavoro di “cantiere digitale” necessario per ricostruire il palazzo, attraverso tecnologie che permettono di superare i limiti della vista umana: “In questo progetto abbiamo utilizzato una serie di tecnologie molto avanzate proprio per l’acquisizione delle immagini, per la loro elaborazione e quindi il loro studio, riuscendo ad ottenere modelli 3D molto accurati. Abbiamo costruito un workflow completo che, basato innanzitutto su tecnologie molto all’avanguardia, è arrivato fino ad utilizzare anche l’intelligenza artificiale nello studio di un monumento medievale. Siamo pionieri in questo settore. Credo che siamo tra i primi ad utilizzarlo per lo studio di un monumento digitale. Con un’interfaccia interattiva, in maniera molto semplice, viene fornita la fotografia al software che la interpreta così, immediatamente, nel giro di pochi secondi, dividendo le varie stratigrafie che lui individua”.
Soddisfazione è stata espressa dal sindaco, del capoluogo, Chiara Frontini, ha che evidenziato invece il legame con la candidatura a Capitale Europea della Cultura 2033.



