* PRIMO PIANOCronaca

Rifiuti, il nuovo Piano del Lazio ridisegna il sistema: per Viterbo meno pressione e ruolo più equilibrato

Superare definitivamente l’emergenza rifiuti e chiudere il ciclo all’interno del territorio regionale. È questo il traguardo del nuovo Piano Regionale di Gestione dei Rifiuti (PRGR 2026-2031), approvato dalla Giunta del Lazio e ora al vaglio del Consiglio.

Un cambio di paradigma atteso da anni, soprattutto nei territori che più hanno sopportato il peso della gestione regionale, come la provincia di Viterbo.

Per oltre un decennio, dopo la chiusura della discarica di Malagrotta, il Lazio ha sofferto una cronica carenza di impianti, con circa un milione di tonnellate di rifiuti spediti ogni anno fuori regione.

In questo contesto, alcune aree – tra cui la Tuscia – sono state utilizzate in modo intensivo per lo smaltimento, generando squilibri territoriali.

“Viterbo non può e non deve più essere considerata la pattumiera del Lazio”: è la posizione emersa a livello regionale, che sottolinea come la Tuscia abbia sostenuto per anni un carico sproporzionato.

Il nuovo impianto normativo mira proprio a riequilibrare questo assetto, puntando su responsabilità diffusa e maggiore autonomia dei territori.

Nonostante l’obiettivo di riequilibrio, Viterbo resta un nodo importante del sistema.

Ampliamento della discarica

Il Piano prevede l’ampliamento della discarica esistente nella provincia, con una capacità aggiuntiva stimata in circa 550.000 metri cubi.

Si tratta di uno dei quattro siti principali individuati nell’ATO 1 per garantire lo smaltimento dei rifiuti residui non recuperabili.

Da territorio “di carico” a parte del sistema integrato

La differenza rispetto al passato è nella logica:
non più concentrazione del carico su pochi territori, ma distribuzione su base regionale, con ogni provincia chiamata a contribuire alla chiusura del ciclo.

Questo principio – ribadito anche a livello istituzionale – dovrebbe ridurre la pressione storicamente esercitata sulla Tuscia.

Il nuovo Piano prova a correggere questa distorsione:

  • introduce due ambiti territoriali (ATO 1 senza Roma e ATO 2 Roma Capitale);
  • punta a una distribuzione più equa degli impianti;
  • fissa obiettivi stringenti su differenziata, riciclo e riduzione dei rifiuti.

Il tema è esplicito anche nel dibattito politico locale. Secondo quanto emerso nelle prime reazioni, il nuovo Piano rappresenta un punto di svolta per la provincia.


Obiettivi ambientali e prospettive

Il Piano fissa traguardi chiari entro il 2031:

  • raccolta differenziata al 72,3%;
  • riciclo effettivo al 60% entro il 2030;
  • discarica limitata al 6% dei rifiuti;
  • riduzione complessiva della produzione.

Per l’ATO 1 – di cui Viterbo fa parte – gli obiettivi sono ancora più ambiziosi, con percentuali di raccolta differenziata previste fino al 78%.


Impatti per il territorio

Per la provincia di Viterbo si aprono due scenari paralleli:

Opportunità

  • maggiore equità nella distribuzione degli impianti;
  • investimenti su economia circolare e infrastrutture;
  • riduzione del flusso “importato” da altri territori.

Criticità

  • conferma del ruolo impiantistico (con ampliamenti previsti);
  • possibile resistenza delle comunità locali;
  • necessità di vigilare su impatti ambientali e sanitari.

Una transizione da verificare

Il nuovo Piano segna un cambio di rotta importante, almeno nelle intenzioni: passare da un sistema emergenziale e squilibrato a un modello autosufficiente e distribuito.

Per Viterbo, la sfida sarà concreta: trasformarsi da territorio simbolo delle criticità del passato a parte di un sistema più equilibrato.

Molto dipenderà dall’attuazione reale delle misure e dalla capacità della Regione di mantenere la promessa più significativa: non concentrare più il peso dei rifiuti su pochi territori, ma condividerlo in modo sostenibile.