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Viterbo, a 34 anni dalla strage di Capaci, commemora il sacrificio di Falcone, Morvillo e degli agenti di scorta

VITERBO – Una corona tricolore. Fiori verdi, bianchi e rossi per ricordare la strage di Capaci, in cui sono morti il giudice Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e gli uomini della scorta.

In occasione del 34esimo anniversario, davanti al murales al Riello dedicato a Falcone e Paolo Borsellino, la commemorazione dell’attentato mafioso del 23 maggio 1992. A organizzarla, Fratelli d’Italia Viterbo. “Un’iniziativa significativa e dal valore simbolico – afferma il presidente del circolo Luigi Maria Buzzi – per rinnovare un impegno che deve appartenere a tutti gli italiani: non dimenticare e continuare a difendere i principi di giustizia, legalità e rispetto delle istituzioni. Il sacrificio di Falcone e Borsellino vive nella coscienza della nazione”.

Un momento di raccoglimento in segno di rispetto, memoria e riconoscenza, scandito dalle letture delle più celebri e toccanti citazioni dei due magistrati. Un gesto che ha voluto ribadire il valore della memoria e dell’impegno civile contro la criminalità organizzata. Istituzioni, iscritti e cittadini si sono ritrovati uniti nel ricordo e nella riflessione sul sacrificio di Falcone e Borsellino e di tutte le vittime della mafia, simbolo ancora oggi di impegno e dedizione al servizio dello stato. La responsabilità della memoria, nella ricorrenza della strage di Capaci, anche nelle parole della sindaca Chiara Frontini: “Ricordiamo la strage di Capaci, una ferita profonda nella storia del nostro paese che il 23 maggio 1992 colpì non solo uomini e donne dello stato ma l’intera coscienza civile dell’Italia. Ricordiamo Giovanni Falcone, Francesca Morvillo e gli uomini della scorta che persero la vita per difendere la legalità, la giustizia e la libertà. Il loro sacrificio non appartiene soltanto alla memoria. È un impegno che continua ogni giorno, nelle istituzioni, nelle scuole, nelle comunità e nelle scelte di ciascuno di noi. La memoria non è un rito. È responsabilità. Perché ricordare significa continuare a scegliere da che parte stare. Dalla parte della legalità, del coraggio e di uno stato più forte della paura”.