Rischio peste suina nella Tuscia, l’Enpa scrive alla Regione
Rischio peste suina nella Tuscia: la sezione ENPA di Viterbo, con una nota diffusa oggi pomeriggio, si oppone fermamente alla soluzione venatoria per arginare il problema.
“La strage non ferma la PSA, servono metodi ecologici – si legge nella nota -. L’ENPA esprime totale contrarietà al nuovo piano della Regione Lazio per la stagione venatoria 2026/2027, che impone l’uccisione minima di 11.837( chi li conta?) cinghiali solo nella provincia di Viterbo e ben 38.500 in tutta la regione. Effetto dispersione: La letteratura scientifica e l’ISPRA confermano che le battute di caccia collettiva (come la braccata) terrorizzano i branchi. Gli animali sbandati fuggono per chilometri, aumentando il rischio di trasportare la PSA in aree precedentemente indenni, come la Tuscia. I cacciatori stessi, muovendosi sul territorio, possono veicolare accidentalmente il virus tramite calzature, ruote dei fuoristrada e attrezzature infette”.
E ancora: “In merito alla presenza di cinghiali nelle aree periurbane (come La Quercia a Viterbo), la sezione locale ha già condannato l’uso di gabbie-trappola, definendolo un “metodo barbaro, incivile e del tutto inutile. L’associazione chiede da tempo massima chiarezza sulla sorte degli animali catturati e contesta il silenzio delle istituzioni locali sul benessere animale”.
Infine, la nota conclude: “In sostituzione dei fucili, l’ENPA chiede l’applicazione immediata di strategie incruente e scientifiche previste dalle normative vigenti, invita la cittadinanza a rifiutare la narrazione della “soluzione unica del piombo” e chiede alla Regione Lazio un’immediata inversione di rotta per una convivenza pacifica e scientifica con la fauna selvatica”.



