Traffico e smaltimento illecito di rifiuti “Sistema Botticelli” scoperto dal Noe, coinvolgeva tutta Italia e la Tuscia
ONANO – Scoperto dalla Dda un traffico illecito di rifiuti, talmente collaudato da avere un nome, nel più classico gergo criminale, “Sistema Botticelli”. È stato sequestrato impianto a Onano e arrestato l’amministratore: rifiuti diretti lì ma poi smaltiti in terreni e capannoni e dati alle fiamme.
Il “Sistema Botticelli” dietro al traffico illecito di rifiuti scoperto dai carabinieri del Noe nell’ambito di un’inchiesta coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia, ha portato all’arresto di nove persone e all’iscrizione nel registro degli indagati di altre 34. Il giro illecito, che ha coinvolto diverse figure tra segnalatori, società di intermediazione e trasportatori, avrebbe gestito ben 3mila 339 tonnellate di rifiuti smaltiti illegalmente in terreni e capannoni dismessi tra le province di Taranto, Matera, Avellino e Cosenza.
Il “Sistema Botticelli era talmente collaudato tale da essere definito in questo modo nel gergo criminale. Bisogna ricordare che Claudio Botticelli, 66enne di Albano Laziale, tra i nove finiti agli arresti domiciliari, è l’amministratore unico della Eko srl di Onano che secondo gli inquirenti, sarebbe “risultato essere falsamente destinatario di 3mila 339 tonnellate di rifiuti, di fatto, tutti illecitamente smaltiti in siti non autorizzati. Il modus operandi posto in essere dall’organizzazione era collaudato, tanto da essere ‘intitolato’ al principale organizzatore secondo gli inquirenti.
La Eko, fulcro dell’inchiesta, è proprietaria di un impianto per lo smaltimento dei rifiuti, che è stato sequestrato a Onano in località Banditella, che sarebbe stato utilizzato solo sulla carta dagli indagati per giustificare i trasporti. L’azienda avrebbe fornito copertura documentale ai trasporti illeciti, nonostante il proprio impianto fosse sotto sequestro dal 2019 e risultasse inattivo, come testimoniato da un sopralluogo dei tecnici della Provincia di Viterbo e dall’Arpa Lazio.
I formulari per l’identificazione dei rifiuti indicavano falsamente l’impianto come destinazione finale, mentre i camion prendevano la direzione opposta, scaricando i rifiuti in luoghi non autorizzati tra Puglia, Campania e Calabria. Monitorando i trasporti, gli investigatori ne hanno intercettati 124: “Si allontanavano dal produttore senza mai recarsi verso il comune di Onano, dirigendosi in direzione sud Italia”.
Il traffico di rifiuti Onano – La mappa Il ruolo degli intermediari Le indagini, condotte con intercettazioni, pedinamenti e analisi documentali, hanno portato a ricostruire un articolato sistema di smaltimento illecito che avrebbe coinvolto più attori. Un sistema che prevedeva l’intermediazione di società specializzate che avrebbero messo in contatto i produttori di rifiuti con la Eko. Sarebbero poi stati stipulati contratti per il trasporto e lo smaltimento all’impianto di Onano, operazione che in realtà non sarebbe avvenuta.
Gli inquirenti la definiscono “una vera e propria filiera del commercio illecito di rifiuti che ricomprendeva la fase di consegna, ricezione nonché intermediazione, trasporto e smaltimento abusivo”. Il tutto “al fine di conseguire un ingiusto profitto, rappresentato dal risparmio di spesa, derivante dalla mancata attivazione delle corrette procedure di gestione dei rifiuti prescritte dalla legge”.



