Verso il Conclave: i cardinali elettori del nuovo Pontefice nati nella Tuscia e nella storia di Viterbo
VITERBO – Ormai mancano pochi giorni all’apertura del Conclave che eleggerà il prossimo successore di papa Bergoglio al soglio di Pietro. Gli oltre 130 cardinali inizieranno le votazioni il prossimo 7 maggio dopo che sarà pronunciato “Extra omnes” dal maestro delle celebrazioni liturgiche pontificie nella Cappella Sistina, per invitare a uscire tutti coloro che non sono chiamati all’elezione, poiché l’elezione papale è segreta. Successivamente, la porta della Sistina verrà chiusa. Un tempo la frase veniva pronunciata, sempre dal Maestro delle celebrazioni liturgiche, all’inizio del Concistoro segreto e alle fasi iniziali dell’assise conciliare, con lo stesso invito ad abbandonare il luogo ai non addetti.
Ma quanti sono i cardinali elettori della Tuscia che nel corso dei secoli chiamati al voto? Non sono pochi i cardinali nati nella Tuscia che avrebbero potuto diventare pontefici o che ebbero ruoli determinanti nelle elezioni pontificie. La scelta del successore di Francesco, il 267° Papa della Chiesa Cattolica, si preannuncia una scelta non complicata che potrebbe richiedere non più di due-tre giorni. Di Conclavi ce ne sono stati tanti nel corso dei secoli, i primi dei quali hanno avuto come sfondo Viterbo e proprio da questa città provengono diversi cardinali che hanno fatto la storia delle elezioni papali.
Nessun viterbese è mai salito al soglio pontificio ma c’è chi ha “rischiato” seriamente di farlo, per non parlare di altre situazioni emozionanti e inattese. Se ci si limita ai cardinali che potevano diventare Papi, si possono citare almeno tre nomi. Il primo è quello di Scipione Cobelluzzi, nato appunto a Viterbo nel 1564 che nel Conclave del 1623 venne indicato come uno dei candidati più accreditati per succedere a Gregorio XV. La sua appartenenza al partito “francese” lo rendeva appetibile a fini politici, anche se alla fine prevalse il fiorentino Maffeo Barberini che diventò Urbano VIII.
Pietro La Fontaine fu invece protagonista del Conclave del 1922. Viterbese anche lui, classe 1860, a un certo punto fu ritenuto il nome migliore per succedere a Benedetto XV: La Fontaine era considerato una soluzione di transizione che piaceva soprattutto per la bontà d’animo che il cardinale aveva mostrato come patriarca di Venezia. Al primo scrutinio fu tra i più votati, poi proprio questi voti confluirono sul futuro pontefice, Achille Ratti, contribuendone all’elezione come Pio XI.
Per il terzo esempio è necessario risalire ancora più indietro nel tempo. Francesco Maidalchini, cardinale viterbese e nipote di quella Olimpia Maidalchini che fu ribattezzata “Papessa” per la sua influenza in ambito politico, partecipò a quattro Conclavi di seguito (1667, 1670, 1676 e 1689) incoronando personalmente i pontefici (Clemente IX, Clemente X, Innocenzo XI e Alessandro VIII). E che dire, poi, di chi ha avuto l’onore di annunciare l’atteso “habemus Papam”? I due cardinali viterbesi che ci sono riusciti rispondono al nome di Luigi Macchi (nel 1903 per l’elezione di Pio X) e Prospero Caterini (originario di Onano) che ebbe questo onore nel 1878 per Papa Leone XIII.



