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Il commercio resta soffre nella Tuscia? Niente paura ci pensano le imprese nate all’estero

VITERBO – Negozi italiani in crisi nella Tuscia secondo un report di Nomisma dei mesi scorsi, ma gli stranieri tengono vivo il commercio nel capoluogo. Le ultime rilevazioni ufficiali di Infocamere, però, fotografano una situazione diversa e più incoraggiante in tutta la provincia, sottolineando il ruolo oramai fondamentale delle imprese nate all’estero.

Basta farsi un giro per le strade di Viterbo, dal centro alla periferia, uscendo anche dal capoluogo, per capire che l’aria è cambiata. Quella che può sembrare solo un’impressione in realtà trova riscontro nei dati di Infocamere, che spiegano di come, se oggi molte serrande restano alzate, lo dobbiamo quasi solo agli imprenditori arrivati dall’estero. Mentre i negozianti storici fanno fatica e spesso sono costretti a mollare, c’è chi decide di scommettere sulla nostra provincia, aprendo attività che stanno letteralmente tenendo in piedi l’economia della Tuscia. Non solo sushi e barber shop, ma una vera “rivoluzione” culturale del commercio. In pratica, la componente multiculturale sta facendo da scudo a una crisi che altrimenti avrebbe già svuotato metà delle nostre vie commerciali.

Mentre il comparto tradizionale viterbese soffre e segna il passo, le attività guidate da cittadini stranieri sono il motore che tiene in vita il registro delle imprese. Nella Tuscia operano oggi oltre 3mila 700 aziende con titolari nati fuori dai confini nazionali. Il dato che scotta è il saldo delle iscrizioni. Nell’ultimo periodo, infatti, le nuove aperture straniere hanno segnato un attivo di 122 unità. In poche parole, dove l’italiano getta (o è costretto a farlo) la spugna, l’imprenditore straniero investe e apre, garantendo comunque la sopravvivenza di interi quartieri che altrimenti resterebbero al buio.

​La comunità romena ha ormai il controllo di gran parte della piccola e media edilizia viterbese. Oltre il 20% delle imprese individuali straniere appartiene a questa nazionalità, con una concentrazione massiccia nel comparto delle costruzioni. Non più semplici operai, ma una classe imprenditoriale che si è strutturata, passando dalle ditte individuali alle società di capitale. Questo passaggio dimostra una forza economica che sta letteralmente ricostruendo la provincia, occupando ogni spazio lasciato vuoto dalla manovalanza e dalle ditte locali.

​Se l’edilizia parla romeno, lo shopping viterbese ha i tratti somatici di Marocco e Cina. I commercianti marocchini dominano il settore del dettaglio non alimentare e del commercio ambulante, mostrando una capacità di resistenza alla crisi importante. Parallelamente, la comunità cinese ha blindato il settore dei servizi alla persona e della ristorazione veloce. Queste attività non solo aprono, ma restano in piedi. Il loro tasso di sopravvivenza dopo i primi tre anni è nettamente superiore rispetto a quello delle attività gestite da viterbesi, troppo spesso spinte ai limiti da diversi fattori.

​L’avanzata straniera non si ferma ai grandi numeri ma entra nel dettaglio dei mestieri storici della città. In centro e nei quartieri popolosi i vecchi saloni da barbiere hanno lasciato il posto ai barber shop gestiti da egiziani e tunisini, che offrono orari prolungati e prezzi competitivi. Lo stesso fenomeno riguarda la ristorazione: dove un tempo c’era la trattoria tradizionale, oggi aprono i ristoranti sushi guidati spesso da imprenditori di origine asiatica. Anche la panificazione e la vendita di frutta e verdura stanno passando di mano, con i commercianti egiziani che diventano i nuovi padroni del fresco, garantendo un servizio di prossimità che i fornai locali, tra costi energetici e mancanza di ricambio generazionale, non riescono più a sostenere.