Abusata dall’amico di famiglia per anni, si confida con l’amica. L’imputato 66enne è a processo
VITERBO – È arrivata In tribunale la vicenda di una ragazza che ha raccontato all’amica le molestie subite per anni quando era minorenne: “Me ne ha parlato piangendo e sotto shock”. L’uomo, un 66enne, è finito sotto a processo per violenza sessuale aggravata
“Piangendo e sotto shock, mi ha raccontato di essere stata abusata dall’amico di famiglia: ha provato a tapparle la bocca, le ha messo le mani sul seno e sul sedere e un piede in mezzo alle gambe”. L’amica del cuore della ragazzina molestata ha testimoniato nel processo a un 66enne, originario delle Filippine, accusato di violenza sessuale aggravata su minore. Il padre: “Non dimenticherò mai il dolore nei suoi occhi quando mi ha confessato tutto”.
La procura di Viterbo contesta all’uomo abusi a partire dal 2015 e che si sarebbero protratti fino al 2020: “La costringeva a subire atti sessuali contro la sua volontà”. La giovane vittima, oggi 18enne, aveva 9 anni quando si sarebbero verificati i primi episodi. Durante l’incidente probatorio ha raccontato di palpeggiamenti e baci indesiderati, proseguiti negli anni con gesti sempre più gravi. “L’ha avvicinata è scritto nel capo di imputazione – baciandola sul collo, toccandole i seni e il sedere, cercando di abbassarle i pantaloni del pigiama, premendo con i propri organi genitali sulle gambe e mettendole le mani tra le gambe”.
Quest’ultimo episodio risale al 20 dicembre 2020. La ragazzina, compiuti da poco 14 anni, era in casa senza i genitori, sola con il piccolo fratellino. “Stavamo facendo una videochiamata – racconta l’amica davanti al collegio dei giudici – quando l’uomo, amico di famiglia, ha suonato al campanello per portare un regalino di Natale. Abbiamo attaccato ma dopo 15, 20 minuti l’ho richiamata perché mi aveva inviato un messaggio strano in cui faceva intendere fatti spiacevoli”.
La ragazzina trova l’amica “sotto shock: piangeva e non riusciva quasi a parlare – continua -. Poi mi ha confidato che l’uomo aveva provato a tapparle la bocca, le aveva messo le mani sul seno e sul sedere e un piede in mezzo alle gambe. Inizialmente aveva ritrosia a raccontarlo anche ai genitori per non creare grossi problemi, ma io le ho consigliato di parlarne con la madre e così ha fatto”.
La vittima, dopo la denuncia alla polizia, è stata seguita da psicologi e ha iniziato un percorso di arti marziali per riacquistare fiducia in se stessa. I suoi genitori, anche loro di origini filippine, si sono costituiti parte civile tramite l’avvocato Dominga Martinez. L’imputato ha sempre negato le accuse, sostenendo di aver avuto soltanto gesti di affetto senza intenti sessuali.
Padrino di battesimo del fratellino della ragazzina, è sposato e ha due figli. “Un maschio e una femmina – riportano in aula i fratelli -. È molto legato alla famiglia, è sempre stato rispettoso della moglie e frequentava la parrocchia”. Dopo la denuncia, ha lasciato l’Italia ed è tornato nel suo paese d’origine.



