Crollano le nascite nella Tuscia, tra 18 anni più coppie che famiglie con figli. 13mln di abitanti in meno secondo l’Istat
VITERBO – Il rapporto sulle tendenze della popolazione traccia uno scenario critico per i piccoli centri e le aree interne della Tuscia
La “Rivoluzione” demografica rischia di ridisegnare un assetto sociale ed economico della provincia di Viterbo nei prossimi decenni sconvolgente. Le proiezioni a lungo termine elaborate dall’Istat nel report sulle previsioni della popolazione residente delineano uno scenario complesso per la Tuscia, caratterizzato da un progressivo invecchiamento dei residenti, dalla diminuzione della fascia in età lavorativa e da un aumento costante dei flussi migratori verso l’esterno. La trasformazione più profonda riguarderà i nuclei familiari, con un sorpasso storico nel centro Italia fissato dalle statistiche proprio nel 2044, anno in cui la quota di coppie con figli diventerà ufficialmente minoranza sul territorio.
I numeri su scala nazionale riflettono una tendenza che si ripercuote con forza nei piccoli comuni della provincia e nelle aree interne del territorio. Secondo le ipotesi dello scenario mediano formulato dall’istituto di statistica, il numero complessivo delle coppie con figli in Italia è destinato a scendere dagli attuali 7 milioni e mezzo a 5 milioni e 800mila nel 2050, arrivando a rappresentare appena il 21% del totale delle famiglie.
Al contrario, i nuclei senza figli registreranno un incremento significativo, salendo a 5 milioni e 900mila entro la metà del secolo.
Questo squilibrio si tradurrà in una progressiva contrazione della popolazione complessiva, con proiezioni nazionali che stimano 13 milioni di abitanti in meno entro il 2080, mentre le emigrazioni saliranno dalle attuali 144mila persone a 176mila nel 2030, per toccare quota 183mila nel 2080.
L’impatto della crisi demografica colpirà in modo duro il territorio della Tuscia, concentrando i disagi maggiori nei piccoli centri periferici. Se nel capoluogo i finanziamenti del Next Generation Eu consentono di mantenere attivi alcuni cantieri per le strutture dedicate all’infanzia, l’assenza di servizi capillari nei borghi montani e rurali rischia di accelerare lo spopolamento. La carenza di opportunità occupazionali e la difficoltà nei collegamenti spingono i giovani in età fertile ad abbandonare la provincia, innescando un circolo vizioso in cui la diminuzione della popolazione porta alla successiva chiusura delle scuole e dei presidi sanitari essenziali, cristallizzando la marginalità economica delle aree interne.



