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Tetto agli studenti stranieri, nella Tuscia sono il 10% e oltre metà è nata in Italia

VITERBO – Le recenti decisioni del governo Meloni sulle quote degli studenti stranieri nelle scuole italiani ha destato numerose polemiche e, soprattutto, molte contraddizioni con la realtà della poplazione scolastica italiana. Nella Tuscia, secondo i dati ufficiali del ministero dell’Istruzione mostrano che la provincia è la terza del Lazio per presenza, subito dopo Roma e Latina. Tutti i numeri Il dibattito sul limite massimo di alunni stranieri per classe avviato dal governo sta facendo fare i “conti” in tutta Italia. I numeri ufficiali del ministero dell’Istruzione e del Merito mostrano che nel territorio viterbese la situazione generale si mantiene distante dalle soglie ipotizzate a livello centrale. Attualmente nelle aule della Tuscia gli studenti con cittadinanza non italiana sono circa 4mila, una cifra che corrisponde all’incirca al 10% del totale degli iscritti.

La percentuale registrata a Viterbo colloca la provincia al terzo posto nel Lazio per incidenza di iscritti stranieri, preceduta da Roma e Latina. La Tuscia, con il suo 10% circa, si posiziona subito dietro l’area metropolitana di Roma, che guida la classifica regionale con il 12,5%, e la provincia di Latina, che si attesta all’11,5%. Alle spalle di Viterbo si trovano invece Rieti con il 9% e Frosinone con il 6,5%.

Un elemento centrale che emerge dalle statistiche del ministero riguarda i bambini nati direttamente in Italia, che rappresentano il 54% dei 4mila alunni totali della Tuscia. Si tratta di seconde generazioni che parlano l’italiano come lingua madre e che, di fatto, ridimensionano l’impatto delle barriere linguistiche sollevate nella bozza del provvedimento.

La riforma annunciata dalla presidenza del consiglio prevederebbe l’introduzione di un pacchetto di norme rigide, che andrebbe a riorganizzare i gruppi classe e i regolamenti interni degli istituti. Il primo punto prevede di trasformare l’attuale tetto del 30%, oggi regolato da una semplice circolare, in un vincolo di legge obbligatorio per bloccare la formazione di classi a maggioranza straniera. In secondo luogo, il piano introduce l’obbligo di frequentare corsi di lingua italiana per i genitori degli alunni che mostrano gravi lacune nell’apprendimento. Infine, il testo prevede il divieto assoluto di indossare veli islamici integrali come il burqa o il niqab all’interno dei plessi scolastici.