Una torre di 100 metri fra Viterbo e Tuscania, per misurare il vento per futuri impianti eolici
VITERBO – Sarà unatorre alta 100 metri a contenere le apparecchiature anemologiche necessarie a monitorare la forza, la direzione e la frequenza delle correnti d’aria a diverse quote dal suolo, verificando la possibile installazione, in futuro, la possibilità di realizzazione di impianti eolici. Si è conclusa la procedura abilitativa per montare il pilone. La struttura servirà a valutare la redditività dell’energia rinnovabile tramite rilevamenti continui per due anni.
L’installazione della stazione di rilevamento anemometrico sarà realizzata nelle campagne di Viterbo. L’installazione sorgerà a circa 284 metri di quota su terreni agricoli tra strada della Trinità e strada Campo Perello, a ridosso del confine con i comuni di Marta, Tuscania e Montefiascone. Attraverso un avviso pubblicato dalla Regione Lazio, sarà la società Teimec srl di Civita Castellana a realizzare l’impianto destinato a monitorare i flussi d’aria sul territorio.
Una torre anemometrica, bisogna ricordare, non produce energia elettrica e non ha pale in movimento. Si tratta di una stazione scientifica di campionamento che funge da passaggio preliminare per qualsiasi progetto nel campo delle rinnovabili. L’obiettivo delle rilevazioni è proprio quello di raccogliere dati tecnici precisi per capire se l’investimento energetico possa avere un senso economico e ambientale prima di intraprendere iter ben più complessi.
La richiesta era stata acquisita al protocollo del Comune di Viterbo a fine dicembre 2025. In assenza di determinazioni negative entro i termini di legge, il titolo abilitativo è andato a perfezionamento il 20 febbraio tramite il meccanismo del decorso dei termini.
Il progetto definisce un’opera a traliccio triangolare in acciaio zincato che raggiungerà un’altezza complessiva di 99,50 metri.
A garantire la tenuta del pilone saranno 33 tiranti in cavo d’acciaio distribuiti su tre direttrici. L’elaborato descrittivo sottolinea la reversibilità della costruzione, che esclude l’uso di calcestruzzo o plinti permanenti. La base poggerà su una piastra metallica posata direttamente sul terreno pulito dal manto erboso, mentre i tiranti saranno vincolati a piastre interrate a due metri di profondità, tenute salde dalla sola massa della terra di rinterro. A tutela del traffico aereo, la parte sommitale sarà provvista di bande bianco-rosse e segnalatori luminosi notturni a led, oltre a un parafulmine con relativa messa a terra.
La stazione funzionerà in modo del tutto autonomo. L’energia per i circuiti arriverà da un piccolo modulo fotovoltaico con batterie di accumulo posizionato alla base. L’intero monitoraggio avrà una durata prefissata di ventiquattro mesi. Al termine del biennio, è prevista la rimozione degli elementi di ancoraggio e al risanamento dei lotti per restituire i campi al consueto impiego agricolo.



