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Abusi sulla figlia 14enne degli amici, condannato a 6 anni di carcere

VITERBO – Quasi dieci anni per arrivare alla sentenza che ha condannato un 66enne per violenza sessuale ai danni della figlia 14enne. L’uomo, imputato di violenza sessuale aggravata, è già tornato nelle Filippine dopo la denuncia. Dovrà risarcire vittima e genitori in sede civile.

Condannato a 6 anni di reclusione il 66enne originario delle Filippine imputato per violenza sessuale aggravata su una 14enne, la sorella del bambino a cui ha fatto da padrino al battesimo.

Stando all’accusa, gli abusi sarebbero iniziati nel 2015, quando la vittima aveva solo 9 anni, e si sarebbero protratti fino al 2020. Quattro gli episodi ricostruiti: il primo durante un barbecue quando l’uomo avrebbe toccato il seno alla ragazzina. L’ultimo episodio contestato, invece, risale al 20 dicembre 2020, quando la giovane, appena 14enne, era in casa da sola con il fratellino.

L’uomo è stato condannato a 6 anni di reclusione esclusivamente per il fatto del 20 dicembre di sei anni fa, mentre è stato assolto per gli altri episodi perché “il fatto non sussiste”. Dovrà risarcire le parti civili, vittima e genitori.

La ragazza, oggi maggiorenne, ha raccontato durante l’incidente probatorio di palpeggiamenti e baci indesiderati, con episodi via via più gravi: baci sul collo, tocchi ai seni e al sedere, tentativi di abbassarle i pantaloni del pigiama, pressioni con gli organi genitali sulle gambe e mani tra le gambe.

La procura, tramite la pm Eleonora Buonocore, ha chiesto al tribunale di Viterbo una condanna a sette anni e sei mesi per tutti gli episodi, descrivendo la giovane come “sincera e molto matura nel suo racconto. Una versione confermata anche dal padre, che ha riferito di aver visto la figlia turbata dopo l’ultimo episodio”.

In seguito alla denuncia, l’uomo ha lasciato l’Italia tornando nel suo paese d’origine. “È andato nelle Filippine – evidenzia la pm Buonocore nella requisitoria – non fornendo mai una versione alternativa e che potesse essere credibile”.

Dopo la denuncia alla polizia, la ragazza è stata seguita da psicologi e ha iniziato un percorso di arti marziali per recuperare fiducia in se stessa. Vittima e genitori, anch’essi di origine filippina, si sono costituiti parte civile tramite l’avvocata Dominga Martines che sottolinea: “Nonostante la paura di non essere creduta, la giovane, che ha subito disagi, ha avuto il coraggio di denunciare”.

L’imputato, sposato e padre di due figli, ha sempre negato le accuse, sostenendo che si trattasse di gesti affettuosi senza intenti sessuali. Il legale, durante l’arringa, ha parlato di “ricostruzione del tutto incerta, illogica e frammentaria. Il mio assistito è partito non per scappare ma per motivi di salute di cui soffre dal 2020 e che nel tempo sono anche peggiorati”.