Viterbo, Medaglia d’Onore alla memoria del tenente Mario Ciaccio
C’è anche la storia del tenente Mario Ciaccio tra quelle ricordate a Viterbo con la consegna delle Medaglie d’Onore alla memoria degli italiani deportati e internati nei lager nazisti durante la Seconda guerra mondiale. Il riconoscimento è stato consegnato mercoledì 23 settembre nella sede di Unindustria, nel corso della cerimonia organizzata dalla Prefettura di Viterbo. A ritirarlo è stato il nipote, che porta lo stesso nome del nonno.
Mario Ciaccio era un ufficiale del 42° Reggimento Fanteria della Divisione “Modena”, dislocato in Grecia. Fu catturato dalle forze tedesche a Giannina il 12 settembre 1943, pochi giorni dopo l’annuncio dell’armistizio dell’8 settembre. Per lui iniziò una prigionia durata 628 giorni, durante i quali fu trasferito in Germania e destinato al lavoro coatto.
Dopo la cattura, Ciaccio fu trasferito verso la Germania in condizioni durissime, prima sugli autocarri e poi su carri ferroviari merci. Registrato allo Stalag IV B di Mühlberg, venne successivamente trasferito nell’area dello Stalag IV D di Torgau. Fu quindi impiegato presso imprese tedesche e nell’area industriale di Schkopau, uno dei poli chimici strategici dell’economia di guerra tedesca.
La sua vicenda è quella di uno degli oltre 600mila militari italiani catturati dai tedeschi dopo l’armistizio e classificati come Internati Militari Italiani. Ai militari fu chiesto di aderire alla Repubblica Sociale Italiana e di continuare la guerra al fianco della Germania nazista. La maggioranza rifiutò e venne deportata nei lager, dove fu sottoposta a privazioni, violenze e lavoro coatto.
La Medaglia d’Onore riconosce proprio la vicenda di quanti subirono la deportazione e il lavoro coatto per il rifiuto di collaborare con il regime nazionalsocialista e con la Repubblica Sociale Italiana. La Repubblica italiana ha inoltre istituito, con la legge 13 gennaio 2025, n. 6, la Giornata degli internati italiani nei campi di concentramento tedeschi, celebrata il 20 settembre.
Nel corso della cerimonia il prefetto di Viterbo, Sergio Pomponio, ha sottolineato il valore della memoria delle vittime e dei deportati della Seconda guerra mondiale. «Facendo memoria del passato, facciamo memoria di noi stessi», ha detto il prefetto, richiamando anche il valore della dignità umana.
Per Ciaccio la prigionia terminò nel 1945, dopo oltre seicento giorni lontano dall’Italia. Poté così intraprendere il viaggio di ritorno verso la Sicilia.
La Medaglia d’Onore consegnata a Viterbo rappresenta oggi il riconoscimento pubblico di quella vicenda personale e, insieme, della storia di una generazione di militari italiani che dopo l’8 settembre si trovò davanti alla scelta tra la collaborazione con i tedeschi e la prigionia. Una storia rimasta a lungo ai margini della memoria nazionale e che, a oltre ottant’anni di distanza, viene restituita anche attraverso i nomi e le vicende dei singoli internati.



